LOOK@ME!

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Self-Harming, Smartphone & Social Network

Progetto patrocinato dall’Ordine degli Psicologi del Veneto, Premio Innovazione 2017

Dr.ssa Eleonora Sgaravatti, psicologa psicoterapeuta

Dr.ssa Tatiana Lai, psicologa psicoterapeuta

Prof.ssa Silvia Salcuni, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova

THE NET, Associazione per il Sostegno e la Ricerca in Adolescenza

Introduzione

“LOOK@ME! Self-Harming, Smartphone & Social Network” ha l’obiettivo di realizzare una ricerca-intervento su due fenomeni attualmente molto diffusi e collegati in adolescenza: il Self-Harming, ovvero atti autolesionistici compiuti in assenza di evidente ideazione suicidaria e la dipendenza legata all’(ab)uso di Smartphone e di Social Network.

Se la preoccupazione, rispetto all’abuso di Smartphone, è di frequente espressa da genitori e adulti di riferimento, il fenomeno del Self-Harming risulta sommerso ed è gravemente sottostimato, sia dalle famiglie che dai servizi socio-sanitari ed educativi. Si stima, infatti, che la diffusione riguardi il 17-35% degli adolescenti e che i casi identificati e presi in carico siano solamente 1/8.

Oggetto

La grande diffusione dell’utilizzo dei Social Network, in particolare attraverso Smartphone, pone il problema di quanto e come vengano utilizzati, soprattutto dall’adolescente. Il ragazzo si costruisce una realtà e un’identità virtuale, parallela a quella reale, inserendosi all’interno di una comunità i cui membri –adolescenti come lui- condividono interessi, passioni, segreti. Gli adulti spesso sono estromessi da queste realtà.

Gli atti autolesionistici consistono nella distruzione diretta e volontaria della superficie corporea attraverso modalità differenti: tagli, graffi, bruciature, urti… per mezzo dei quali l’adolescente allevia la tensione emotiva interna trasferendo sul corpo il dolore psichico che, altrimenti, sarebbe intollerabile perché meno concreto e quindi meno gestibile. Tra le diverse forme di autolesionismo il più diffuso è il cutting, che consiste nel tagliarsi con oggetti appuntiti: coltelli, lame, pezzi di vetro, chiodi. Circa 200.000 adolescenti in Italia praticano il cutting; il 90 % sono ragazze tra i 13 e i 16 anni, e solo una minima parte, intorno al 15%, chiede aiuto. Nel 70% dei casi si tratta di un fenomeno legato all’età, ma nel 30% rischia di cronicizzarsi. Negli ultimi anni il fenomeno di emulazione attraverso i Social Network è cresciuto del 30%. In particolare, esistono siti internet (blog) e Social Network in cui gli adolescenti condividono pensieri e comportamenti autolesivi, foto e video in cui compiono tali atti e dove, istruendosi, sulle modalità con cui ferirsi e procurarsi lesioni senza farsi scoprire, si rinforzano e aggravano il quadro clinico, basti pensare alla portata del recente fenomeno denominato “Blue Whale” di cui la stampa nazionale e internazionale si è ultimamente occupata,

Ci troviamo di fronte, quindi,  a due fenomeni  molto simili a quelli della tossicodipendenza: il soggetto ricerca l’esperienza del Self-Harming, la condivide via Social con chi la vive a sua volta, si isola dalle altre relazioni, sente  il bisogno del dolore fisico auto inflitto, per alleviare la tensione interna. Lo stato di angoscia provato, come in una spirale, lo porta a non poter fare a meno di ferirsi, generando un progressivo rinforzo del comportamento patologico, condiviso e sostenuto da un gruppo di pari –virtuali- nella stessa situazione.

Obiettivi

“LOOK@ME!” si propone di attuare una ricerca-intervento su soggetti adolescenti, maschi e femmine, dai 12 ai 18 anni, reclutati presso scuole superiori di primo e secondo grado.

Attraverso l’individuazione di comportamenti sommersi, quali il Self-Harming e l’(ab)uso di Smartphone e Social Network, e la stesura di profili di funzionamento degli adolescenti rispetto a livelli di auto-regolazione emotiva (self-control), aggressività, e livelli di benessere/malessere percepiti, saranno implementati interventi specifici ad hoc.

Ci si attende:

  • Una diminuzione delle condotte autolesive;
  • Una minore dipendenza da social networks;
  • Il rinforzo del self-control;
  • La diminuzione dell’impulsività;
  • Una migliore regolazione emotiva;
  • Un miglioramento del benessere.

Fasi e tempi 

Attraverso la creazione di una rete di supporto, con la collaborazione di genitori, insegnanti, pediatri, medici, servizi sociali e sanitari territoriali, per tutti quei ragazzi che sono a rischio di queste drammatiche problematiche, il progetto prevede 4 fasi:

FASE I: SCREENING* (I mese)

Approfondire le relazione tra Self-harmingSH (self-harming) e smartphone addiction,WA (?), valutando l’effetto mediatore di alcuni tratti di personalità (ad es. self control, impulsività e regolazione affettiva) attraverso la compilazione (in modo autonomo) di una batteria di test psicologici, validati a livello internazionale e caricati su una piattaforma online, che i ragazzi possano compilare in modo autonomo;.

FASE II: ELABORAZIONE DATI (II mese)

Individuare i soggetti con punteggi di diverso profilo: normali, a rischio e patologici;

FASE III: INTERVENTI CLINICI (III-VII mese)

Prendersi cura del disagio riscontrato nei ragazzi attraverso focus-group, ovvero interventi di gruppo focalizzati sulle tematiche in oggetto, in modo da ottimizzare tempi, costi e benefici dell’intervento.

Sono previsti:

  1. gruppi informativi per soggetti con punteggi “normali”,
  2. gruppi preventivi per soggetti con punteggi “a rischio”,
  3. gruppi terapeutici per soggetti con punteggi “patologici”,
  4. gruppi informativi e di sostegno per i genitori
  5. incontri di formazione per gli insegnanti di tipo pratico-esperienziale attraverso cui verranno forniti strumenti per riconoscere e affrontare le situazioni a rischio.

FASE IV: VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA DELL’INTERVENTO (VII-XII mese)

Per valutare l’andamento globale del progetto e la sua efficacia nel tempo.

Costi

Il presente progetto è tra i vincitori del Premio Innovazione in Psicologia 2017, promosso dall’Ordine degli Psicologi del Veneto. Si intende trovare finanziatori esterni in modo tale da non gravare sull’istituto scolastico e sulle famiglie.

“THE NET-Associazione per il sostegno e la ricerca in adolescenza” nasce a Padova dal desiderio di un gruppo eterogeneo di professionisti (Neuropsichiatri, Pediatri, Psicoterapeuti, Avvocati di diritto familiare etc…) che da diversi anni e, sotto vari aspetti, si occupano della delicata fase dell’adolescenza.

Un momento delicato e difficile sia per il ragazzo che per la rete-NET di persone (genitori e insegnanti in primis) cui è legato. Tale complessità, però, si accompagna ad una grande potenzialità ancora possibile di cambiamento e risoluzione di complessi passaggi evolutivi. Dall’incontro con il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova nasce, quindi, un progetto innovativo non solo rispetto all’attualità della tematica ma anche rispetto alla modalità di coniugare la ricerca scientifica alla clinica e alla prevenzione.La ricerca, quindi, non solo come studio ma anche come strumento per valutare e stabilire il piano di intervento migliore per ogni singolo ragazzo.

@ The Net – Clinica e Ricerca in Adolescenza – 049 

Dr.ssa Eleonora Sgaravatti, Ph.D., psicologa psicoterapeuta:

eleonora.sgaravatti@ordinepsicologiveneto.it

Dr.ssa Tatiana Lai, psicologa psicoterapeuta:

tatiana.lai@ordinepsicologiveneto.it

Prof.ssa Silvia Salcuni, Ph.D., psicologa psicoterapeuta, Dip. Ps. dello Sviluppo e della Socializzazione, Università degli Studi di Padova: silvia.salcuni@unipd.it

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